Mullholland drive di David Lynch  

Mullholland Drive, ovvero la strada adiacente il Sunset Boulevard. Quale
sublime gioco e sublime cinismo in questo titolo.David Lynch mostra il lato
amaro di Hollywood, il sottotraccia, la parte nascosta e disillusa,
sviscerandone le tensioni e le pulsioni.Come il Billy Wilder, che
contrapponeva l'impacciata sensualità di William Holden al disilluso
disfacimento di Gloria Swanson in Sunset Boulevard,così Lynch si inerpica
sulle colline della città del cinema per mostrarci l'eterno ritorno
nietschiano di tale situazione.
L'innocenza e la disillusione. La speranza e la rassegnazione.La luce e
l'oscurità.L'iper-realismo del giorno e la pastosità baconiana della notte.
La natura duale del soggetto è comprensibile allorché si riesce a entrare
nella macchina schiaccia senso di Lynch senza lasciarsi stritolare.
Per non incorrere in errori di valutazione e dissezione della pellicola
faccio riferimento ai titoli dei paragrafi usati da Lynch nella sinossi
introduttiva del film a Cannes.

Lei si ritrovò circondata dal mistero assoluto.

Le scene di un ballo anni'50 con giochi di luci, sonoro e sovrapposizioni
d'immagini sono seguiti da un movimento di camera su delle lenzuola bordeaux
a grana grossa di un letto disfatto.Nero.I fari d'un auto illuminano una
strada.
Nell'auto c'è una donna bruna.La strada è Mullhollad Drive.
Questa è l'introduzione al mistero. Un gioco affascinante e coinvolgente di
bulloni innestati ma non completamente serrati.La storia si dilata, viene
mostrato il più putrido sottobosco losangelino:killer maldestri, produttori
tanto autoritari quanto disturbanti, attrici attempate coi volti tirati,
anziani inquietanti contrapposti a un regista in crisi, a un uomo
ossessionato dai propri incubi e alla bionda aspirante attrice appena
arrivata nella città degli angeli.
In questa prima parte il montaggio indugia in una struttura nucleare e
disarticolata che verrà lasciata nella seconda parte e estremizzata nella
parte finale.Le scene e i frammenti di storia si susseguono arricchendo il
carico di tensione fino a limiti insostenibili.Il connubio immagini-sonoro
sembra all'interno del percorso di ricerca di Lynch giunto al culmine.

Una triste illusione

La donna bruna dell'auto, sopravissuta a due killer e a uno spaventoso
incidente, perde la memoria e si rifugia nella casa dove è ospitata
l'aspirante attrice bionda da poco arrivata a L.A.
Con un abile gioco di attanti, i personaggi del film compiono i primi
slittamenti.Betty,l'attrice, si appassiona alla vicenda della donna,(che nel
frattempo ha deciso di chiamarsi Rita guardando il nome della Hayworth su un
manifesto di Gilda) e guidata da un una curiosità adolescenziale, tra un
provino e l'altro, inizia una investigazione marlowiana tra i residence di
Bunker Hill.
Lynch fa diventare l'attrice un detective, piega il regista intransigente
alle logiche dello studio system,
attorciglia le storie inserendo dei personaggi come il cow-boy e il nano,
propri del suo immaginario filmico, e fa balenare un probabile scioglimento
dei tanti misteri venuti a galla.

Amore

Rita la bruna, Betty la bionda. Tenebre-solarità.Ritorna questo gioco
simbolico ma in questa parte finale i traumi sono talmente forti da far
vacillare ogni presupposizione o nesso logico instaurato in precedenza. Rita
rifiuta la sua natura e per sopportare il dolore della propria immagine
indossa una parrucca bionda.Betty l'accudisce e la ama, ma la realtà della
rappresentazione(se di una possibile realtà della rappresentazione si può
parlare in un mondo fatto di finzione e immaginazione) viene risucchiata in
un gioco di rimandi e di labili simboli. La scatola blu cobalto, le chiavi
della scatola, i baci saffici, il set di un film lanciano dei minimi punti
di raccordo tra una scena e l'altra, ma a dare il massimo del senso dello
straniamento è il gioco di sostituzione d'identità tra Rita e Betty.
Il montaggio prosegue la modalità nucleare della prima parte, ma qui è
chiaro l'uso di una monade di sequenze a sé stanti con piccolissimi legami
simbolici.Rita e Betty si trasfigurano una nell'altra. Hollywood brucia come
nella miglior tradizione letteraria losangelina.(Il giorno della locusta, Il
lungo addio, I sogni di Bunker hill).
I nessi logici del film si perdono perché Lynch non vuole
attenersi a una narrazione tradizionale. Lynch in questa parte finale
strizza l'occhio al cinema francese dell'école du regard, a Robbe-Grillet e
a Bunuel,a Marienbad e al Fascino discreto.Vuole che ogni scena possa
contraddire, proseguire o fare a meno della precedente o della successiva.
Annulla il significato immediato rifugiandosi in un attacco dalla feroce
furia iconoclasta.
Los Angeles, the city of angels, il luogo dove tutti i sogni si possono
avverare, il presunto paradiso diventa l'inferno dell'anima e delle
illusioni.

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