Macunaima di Joaquim Pedro de Andrade
MACUNAIMA è il film che apre la fase tropicalista del cinema novo, e
vedendolo mi sono detto perchè dobbiamo vedere e rivedere tutte le boiate di
hollywood e vengono completamente ignorati , non dico i film, ma i
capolavori delle produzioni degli altri paesi del mondo.
Il film è opera di uno dei registi che più amava isolarsi all'interno del
movimento del cinema novo, Joaquim Pedro De Andrade, che con un modo
ellittico e allegorico riesce a fare una feroce satira terzomondista.
L'idea d'ibridazione tra la cultura pop,il rock psichedelico, il cinema novo
e sopratutto l'antropofagia culturale sono la caratteristica base del
tropicalismo brasiliano, che nella musica ha come riferimento il grande
Caetano Veloso.
Macunaima è tratto da un romanzo simbolo del movimento modernista brasiliano
degli anni'20 scritto Mario de Andrade(ed. Adelphi) e ha al suo centro
proprio l'idea di antropofagia ossia metabolizzare tutta la cultura
esistente, in particolare europea, e quindi creare in base all'universalità
delle conoscenze acquisite sia indigene, sia estere, una cultura pienamente
nuova e originale.
E, l'idea di fondo del romanzo non viene tradita neanche nel film,
nonostante sia ambientato negli anni'60 nel pieno dei golpe militari, e
ponga come figure cardine anche guerriglieri(donne) e borghesi volgari che
appoggiano lo sfruttamento del paese.
Macunaima è essenzialmente una fiaba surreale e feroce, gioca con
l'identità e col carattere genetico delle specie irridendoli e mettendone in
luce tutti i lati peggiori.
Tanto per cominciare il film si apre in una capanna della foresta
brasiliana(ambientazione che caratterizzerà fortemente il contrasto
città-foresta), dove la madre(molto brutta in effetti l'attore è un
uomo)
mette al mondo Macunaima partorendolo dal sedere. Il bimbo paradossalmente è
Grande Otelo attore di chanchada famosissimo, una figura tipo da noi Totò,
che gioca a fare il negretto : rompe le scatole, nasconde il cibo, mangia
con voracità, viene abbandonato e in una sorta di viaggio alla pollicino
torna a casa e cosa più importante si trasforma fumando, una non ben
definita erba, in principe azzurro mostrando così una grossa propensione
all'accoppiamento con la ragazza del fratello.
Infatti dopo la scena comicissima della morte della madre e degli
altrettanto grotteschi funerali (lui che palpa la donna del fratello mentre
piange e s'ingozzano), la famiglia decide di trasferirsi in città e
durante
il viaggio c'è la trasformazione di Macunaima che, bagnandosi ad una fonte
sgorgata all'improvviso nel bel mezzo del sertao, diventa bianco.
La parte inerente alla città esteticamente mostra delle sequenze girate con
camera a mano dal nostro grande operatore, purtroppo dimenticato, Guido
Cosulich da antologia del cinema: gli spazi si aprono e chiudono con una
simmetria impressionista abbinata a una tipica estetica cinemanovista con
colori acidi anni'60.
Lì Macunaima conosce la guerrigliera che amerà e dalla quale avrà un
bambino(di nuovo Grande Otelo) e che, come è venuta in un azione di
guerriglia urbana, così morirà col figlio in un fallito attentato durante il
quale perde il talismano, la cui ricerca diverrà l'unica ragione di vita di
Macunaima.
Da lì in poi il film mostra delle macumbe, varie scene grottesche che
alludono agli slogan dei guerriglieri brasiliani , la sfrenata libidine di
Macunaima, vari tentativi di cucinare e mangiare il protagonista e infine,la
grande piscina piena d'acido dove i borghesi estratti a sorte sono felici di
buttarcisi in un orgia di follia e non senso immolandosi metaforicamente
all'industrializzazione che ha divorato da dentro il paese, lasciando i
soldi agli stranieri e la miseria ai brasiliani.

